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S. Rosa da Viterbo


Cenni biografici: Rosa venne alla luce il 9 luglio del 1233 da una famiglia di modeste origini a Viterbo. Alla nascita le riscontrarono un difetto di salute: era nata senza l’osso dello sterno. Intorno ai 16 anni si ammalò gravemente. Guarì miracolosamente sotto l’intercessione del Serafico Francesco; decise di seguire, come lui, Cristo povero e Crocifisso. Chiese di entrare tra le Clarisse di Viterbo, a causa della sua precaria salute non fu accettata. Desiderosa di essere parte della famiglia francescana entrò allora nel terz’Ordine Francescano secolare. Questo, Rosa, bramava di fare nella sua vita: essere apostola di Cristo per le strade di Viterbo! Così come aveva fatto Francesco. Indossò abiti semplici e con una piccola croce tra le mani, predicava il Vangelo richiamando tutti gli uomini e donne alla vera conversione. In quegli anni, avvenne una lite tra il Sommo Pontefice e l’imperatore Federico II. Quest’ultimo la condannò all’esilio e solo dopo la sua morte, nel 1250, ella poté rientrare nella sua Viterbo e qui rimase fino all’incontro con sorella morte: era il 6 marzo del 1251. Il suo desiderio di essere anche figlia di Santa Chiara, fu esaudito dopo la sua morte: il corpo, rinvenuto intatto, fu trasportato nel monastero delle Clarisse di Viterbo il 4 settembre 1258 e lì riposa ancora. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio. Dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta, umiltà profonda. Dammi, Signore, senno e discernimento per compiere la Tua vera e santa volontà. Amen Dal Vangelo secondo Matteo (11,25 -30) In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Dalle Fonti Francescane [Cfr. FF 356] 22. Ma un giorno in cui in questa chiesa si leggeva il brano del Vangelo relativo al mandato affidato agli Apostoli di predicare, il Santo, che ne aveva intuito solo il senso generale, dopo la Messa, pregò il sacerdote di spiegargli il passo. Il sacerdote glielo commentò punto per punto, e Francesco, udendo che i discepoli di Cristo non devono possedere né oro, né argento, né denaro, né portare bisaccia, né pane, né bastone per via, né avere calzari, né due tonache, ma soltanto predicare il Regno di Dio e la penitenza (Mt 10,7-10; Mc 6, 8- 9; Lc 9,1-6), subito, esultante di spirito Santo, esclamò: « Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore! ». S'affretta allora il padre santo, tutto pieno di gioia, a realizzare il salutare ammonimento; non sopporta indugio alcuno a mettere in pratica fedelmente quanto ha sentito: si scioglie dai piedi i calzari, abbandona il suo bastone, si accontenta di una sola tunica, sostituisce la sua cintura con una corda. Da quell'istante confeziona. per sé una veste che riproduce l'immagine della croce, per tener lontane tutte le seduzioni del demonio; la fa ruvidissima, per crocifiggere la carne e tutti i suoi vizi (Gal 5,24) e peccati, e talmente povera e grossolana da rendere impossibile al mondo invidiargliela! «Quale grande risposta d'amore troviamo in quella meravigliosa giovinetta che fu la vostra santa Rosa! Essa, pur nella mutazione dei tempi, si presenta ancor oggi come modello per le ragazze e per le giovani, invitandole a comprendere a fondo, nella loro vita, l'assoluto di Dio in una piena donazione d'amore al di là di ogni rispetto umano!» (Papa Giovanni Paolo II, Omelia durante la visita pastorale a Viterbo, 27 maggio 1984) Preghiera: Padre delle Misericordie e fonte di ogni vocazione, a Te riconosciamo ogni nostro beneficio, Tu ci chiami a rimanere in Gesù insieme a Santa Rosa da Viterbo, sorella e compagna di viaggio della Gioventù Francescana d’Italia, perché portiamo molto frutto. Il modello della sua fede vissuta in comunione con la Chiesa, possa guidare le nostre scelte verso di Te, che sei il sommo Bene, per celebrare e vivere nel Tuo Figlio i luoghi che abitiamo. La sua giovane esistenza, spesa nell’annuncio della Buona Novella, possa ricordare che sin dal nostro Battesimo ogni momento della vita è un tempo privilegiato in cui, in maniera unica e irripetibile, possiamo proclamare la tua Parola di Verità. L’esempio del suo intrepido coraggio, sostenuto dal Cristo Povero e Crocifisso, possa spingere i nostri passi verso gli ultimi e i potenti che incontriamo per testimoniare il tuo amore incondizionato e seminare la speranza. Certi di questo tuo amore, ti rinnoviamo, o Padre, il desiderio di comprendere, attraverso l’impegno della Promessa, il discernimento continuo, la nostra speciale vocazione per corrispondere con tutto noi stessi e assicurarci così la felicità che continuamente cerchiamo, la sola capace di trasformare i nostri giorni in un vero e unico capolavoro. In Gesù, nostro fratello, e ispirati dallo Spirito Santo, ti chiediamo di benedire ogni nostro proposito perchè, accompagnati dalla Vergine Maria Immacolata, dai santi Francesco e Chiara e sostenuti dalla preghiera della Chiesa, possiamo essere docili strumenti nelle tue mani insieme a tutta la Famiglia francescana, e gustare la beatitudine che prometti a coloro che ti accolgono e ti riconoscono Signore della propria vita. Amen. Padre nostro, Ave Maria, Gloria Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.


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