June 13, 2019

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Commento al Vangelo di Luca 6,27-38

 

Il primo passo per dare un limite alla violenza fu la legge del taglione “occhio per occhio, dente per dente”(Es 21,24;Mt 5,38). Fu una prima forma di moralità con la quale spegnere l’inevitabile escalation di violenza. E’ una legge tuttora vigente non solo in alcuni stati, ma anche in molte relazioni.

 

Gesù portando a compimento la legge, allarga l’orizzonte e indica la legge dell’amore. Attraverso degli esempi poco gradevoli Gesù ci chiede di ragionare: può essere il calcolo la logica dell’amore? Può essere la sicurezza l’obbiettivo dell’amore? Può essere la vendetta la forma dell’amore? Il Padre non fa così, è misericordioso e benevolo con tutti.

 

Gesù ci porta davanti a un bivio: o sono io che non capisco cos’è l’amore o è Dio che si sta sbagliando. Quale delle due? Ma poi se Dio ha ragione, come si fa a fare come lui?  Come è possibile essere “come” lui? Gesù con 4 verbi traccia un possibile percorso (v.27-28): Se proprio non si riesce ad amare il nemico, si può fargli un gesto di bene.

Se no si riesce, si può benedirlo, o almeno trattenere le parole contro di lui, cioè non dire male, maledire. Se neanche questo è possibile, in silenzio si prega per lui. Il pregare è già amare.

 

Ma in realtà il primo verbo è “ascoltare”(v.27). Gesù conosce l’uomo, non chiede un risultato, ma chiede un cammino, dietro di lui, per assomigliargli. Ma allora cosa può voler dire “porgere l’altra guancia”? Può voler dire: non difendere innanzi tutto ciò che si ha, ma ciò che si è, fratelli.

 

Quando Gesù viene schiaffeggiato da una guardia del sommo sacerdote, non subisce in silenzio, ma si rivolge all’autore di tale gesto: “Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Gv 18,22-23). Gesù risponde alla violenza con una domanda, non rompe mai la possibilità del dialogo.

 

La Buona Notizia: Amare non è un risultato ottenuto, ma un cammino da fare.

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