June 13, 2019

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Commento al Vangelo di Luca 2,41-52

 

A pochi giorni dall'aver celebrato il Santo Natale (“trascorsi i giorni della festa”), la liturgia sofferma la sua attenzione sull'importanza che riveste la famiglia. La chiesa oggi celebra la Santa Famiglia che, senza allontanarsi dal Bambino di Betlemme, ci fa riflettere sul ruolo dei suoi genitori. Il Dio onnipotente, nella sua umiltà, sceglie di farsi figlio, dando a quest’ultimo un’importanza tale da essere la seconda persona della Santissima Trinità.

Gesù è il ragazzo sottomesso alla guida dei suoi genitori (“stava loro sottomesso”) grazie alla quale cresce “in grazia e sapienza” e al tempo stesso è la sapienza di questo Ragazzo a guidare i genitori stessi. È la sua figura a rivestire un ruolo centrale ed insostituibile nella famiglia: il Figlio di Dio, quando si è incarnato, si è circondato di una famiglia. Ha avuto bisogno di una famiglia dove essere nutrito, allevato, educato, aiutato a crescere in umanità, e che ha amato così, semplice e imperfetta com'era. L’umile famiglia di Nazaret sta ad indicare la quotidianità difficile che ogni famiglia di oggi, talvolta, si trova a vivere.

 

Gesù, circondato dall'amore di Giuseppe e Maria, non dimentica, però, la sua missione. Giunto il tempo propizio, lascia tutto e segue quella voce, quell'inquietudine, quella missione per cui era nato al mondo. “Perché mi cercavate? Non sapete che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Gesù, già da ragazzo è pronto a lasciare i suoi genitori, la sua famiglia, per seguire quella vocazione a cui si sentiva chiamato.

In questo brano del vangelo di Luca, che sta ad indicare l’inizio della missione di Gesù, che si è fatto uomo ed è morto per noi, appare chiara la sua consapevolezza, di essere figlio, e in particolare figlio di Dio.  Il termine “Padre”, lo ritroviamo sia nelle prime parole di Gesù in questo brano, sia come ultima parola sulla croce “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. In tal modo Gesù manifesta una relazione particolare con il Padre suo che è nei cieli, e il cui disegno ha la priorità su tutto anche sugli affetti familiari più stretti come quello di Giuseppe e Maria, come quello del padre e della madre.

 

La Buona Notizia: è possibile amare la propria famiglia, in quanto dono unico e straordinario nonostante le difficoltà, pronti ad essere disponibili alla chiamata del Padre.

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