June 13, 2019

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Scrivo, cancello e poi riscrivo, è difficile perché vorrei provare a condividere una delle storie più belle che il Signore mi ha permesso di vivere: il mio cammino nella Gioventù francescana.

Ci provo partendo da una canzone: “Come potrò raccontare? È una gioia che fa piangere e fa gridare: io l’ho visto con i miei occhi, era vivo era Lui. E m’ha chiamata per nome: era la Sua voce era il mio Signore! Io l’ho visto con i miei occhi, era lì davanti a me.”

 

Il 2 marzo 2018 al termine del rito di restituzione, come Maria era colma di gioia davanti a quel sepolcro, anche io, anche il mio cuore non poteva fare altro che gioire, perché il Signore, lì, in quella fraternità, mi ha ricolmato di grazia su grazia.

Qualcuno si chiederà, ma cos’è questo rito di restituzione? Quando se ne parlava, pensavo - ogni tanto il consiglio nazionale se ne inventa una nuova - invece per me è stata l’occasione per ripercorrere tutto il cammino e per provare a restituire tutta la bellezza ricevuta; perché lì, in quel luogo, giorno per giorno, nello sguardo di chi ho incontrato: dagli araldini ai terziari dell’Ofs ho scoperto che la morte non ha l’ultima parola, ma che l’Amore vince sempre. Forse possono sembrare solo belle parole, ma ricordo bene che, quando sono entrata nella gioventù francescana non capivo un granché della mia vita: conoscevo un Gesù che era lì, accanto a me, ma ciò che vivevo, gli amici, la famiglia e la scuola erano un’altra storia. Io viaggiavo su una barchetta che era solo mia, io decidevo dove volevo andare, io decidevo cosa volevo fare e che direzione prendere. Ma ad un certo punto, incontro dopo incontro, iniziava a nascere in me un chiodo fisso: per ciascuno c’è un progetto ben definito, che porta ad una gioia nuova, una gioia che non svanisce, ma che rimane nel profondo del cuore. Ed è contemplando il Suo Volto, incrociando il Suo sguardo, che ho iniziato a sperimentare il Suo Amore così esagerato per me, ho capito che Lui ha un modo di amare che sconvolge, perché non importa quanto i nostri piedi siano sporchi, Gesù è pronto a chinarsi e avvicinare il Suo cuore alla parte più brutta di noi ed è attraverso il mio piccolo sì all’essere animatrice araldini, al consiglio locale e infine quello regionale che ho avuto la possibilità di provare ad amare come Lui.

 

Avevo tanti sogni, tanti desideri, tante possibilità, ma una domanda irrompeva nel cuore: “Signore cosa vuoi che io faccia?”

 

Una cosa avevo capito: se avessi permesso a Lui di salire sulla mia barca, insieme avremmo potuto costruire la storia più bella, perché Gesù non desidera altro che la nostra felicità.

C’è un progetto pensato su misura per noi, come quando scegli un vestito, non ti porti a casa tutto il negozio, scegli quell’abito che ti piace, quello della tua taglia, ecco, Gesù ha un sogno fatto su misura per noi.

 

Così la gioventù francescana per me è stata un’occasione, il giusto trampolino di lancio per capire il sogno che Lui ha per me, che c’è un bene, ma anche un meglio e noi, di fronte a ciascuna scelta di vita, possiamo scegliere quel meglio. Siamo fissati continuamente da uno sguardo colmo di un Amore esagerato e ad un certo punto nasce la necessità di rispondere. Non possiamo aspettare che sia tutto preciso, come abbiamo pensato, diventa necessario rischiare per questo Amore.

Ecco, io ho provato a lanciarmi dal trampolino partendo da quel rito di restituzione, non so cosa sarà del resto della storia, ma per ora come dice Santa Chiara “ciò che fate fatelo bene” perciò io ci proverò, navigherò con la mia barchetta, e non so se tutto il mare basterà, ma con Lui la mia gioia non avrà mai fine.

 

Auguro a te, di assaporare la bellezza di questo Amore, di cercare il Suo sguardo e di lanciarti nella scelta della tua vita, che la tua gioia sia piena, che tu abbia la vita e l’abbia in abbondanza, non accontentarti della mediocrità ma scegli la vita SEMPRE.

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