June 13, 2019

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Dal Vangelo di Giovanni 13,1-15

 

In questi pochi versetti l’evangelista Giovanni presenta un Gesù a conoscenza di tutto ciò che gli sta per accadere. Quel sapendo - che si ritrova per ben tre volte - porta la riflessione sul punto che chi costruisce la propria vita nell’autentica relazione con il Padre, conosce e riconosce i momenti nei quali è chiamato a compiere la volontà di Dio. È proprio in quei momenti che porta a compimento un progetto molto più grande. Gesù sa che la morte non è la fine della sua vita, quell’amore che gli è chiesto di vivere sino alla fine acquista una valenza sia temporale che qualitativa. È un amore totale e totalizzante. Gesù sa quello che lo aspetta, ha chiaro il suo venire dal Padre e il tornare al Padre. E infine sa anche chi lo tradisce e per questo che dirà: «Non tutti siete puri» aiutandoci a comprendere che la purezza interessa non solo il corpo, ma è anche capacità di relazione con Dio. Giuda a tal proposito non si è relazionato in modo corretto.

Questo sapere, anche per le sue simili consonanti, richiama l’attenzione sulla parola sapore. Solo una vita scelta a partire dal sapere apre ad un’esistenza ricolma di sapore. Ma di quale sapere parliamo? Cosa è importante sapere? Quale fondamento ha il tuo sapere? È solo questione di intelligenza? o forse si richiede altro? Non si tratta semplicemente della saggezza umana, che è frutto della conoscenza e dell’esperienza, ma della sapienza, ossia la grazia di poter vedere ogni cosa con gli occhi di Dio.

Scegli il sapere che anima la tua vita e riconoscerai il sapore della tua esistenza.

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