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Donne e Chiesa, come attivare processi di maggiore reciprocità tra uomini e donne della Chiesa


Sabato 28 novembre dalle 15 alle 18, sulla piattaforma “Zoom”, si è tenuto un webinar a cura dell’Istituto di studi superiori sulla donna, dall’argomento attuale, urgente e interessante, quale il coinvolgimento delle donne nei processi della Chiesa. In due tavole rotonde differenti sono intervenuti sette relatori ascoltati contemporaneamente in diversi Paesi. Ogni contributo mirava a sottolineare la necessità della Chiesa di assumere la forma di poliedro: secondo quanto condiviso, la Chiesa deve diventare un solido dalle molteplici facce. Un “solido” perché deve offrire ai suoi fedeli stabilità e radici; “dalle molteplici facce” perché nel corpo della Chiesa ognuno custodisce la sua specificità, la sua vocazione. Non si può parlare solo di differenze di carismi: è fondamentale tenere in considerazione che ciascuno può apportare il suo contributo per costruire e crescere insieme, lì dove Dio ci ha chiamati ad abitare, secondo il modo in cui Lui ci ha plasmati. Perché allora si fa tanta fatica a fare proprio questo concetto?

Si è parlato, durante l’incontro, della rigidità del clericalismo, della difficoltà che incontrano i fedeli che non ricevono adeguata formazione nell’aprire i propri orizzonti. A partire dal Concilio Vaticano Secondo la Chiesa ha abbozzato prospettive di novità rispetto alla tematica della reciprocità tra uomini e donne, prospettive che sono rimaste però solamente idee. Se nemmeno un Concilio è riuscito a modificare secoli di storia in merito, non si ha la pretesa di risolvere l’innegabile differenza di possibilità riservate ai due sessi con una sola videoconferenza: è piuttosto necessario utilizzare occasioni come queste per avviare processi nella storia che viviamo, perché, come Papa Francesco afferma nell’Evangelii Gaudium, "il tempo è superiore allo spazio". E questo spazio che occupiamo deve essere riempito dalle giuste provocazioni, come quella proposta da una delle relatrici a proposito della consacrazione femminile: ci accorgiamo che una donna, per consacrarsi a Dio, deve affidarsi sempre alla mediazione di un vescovo, di un sacerdote?

"L’unità prevale sul conflitto" dice ancora il Papa nell’enciclica già citata; ancora: "il tutto è superiore alla parte". La Chiesa di oggi (e quindi noi che ne siamo membra) è consapevole che donne e uomini sono entrambi essenziali per la sua stessa vita? È conscia del fatto che si deve procedere verso la coimplicazione delle parti e non verso una loro netta opposizione? Nel mondo si combatte per la parità dei sessi dal punto di vista dei diritti, del lavoro, della dignità: le donne sono continuamente messe da parte, costrette a scegliere ciò che fa meno male e non ciò che più desideran0; sono continuamente costrette a farsi sempre più piccole pur di entrare nello spazio che la società decide di concedere loro. Uno spazio plasmato dagli uomini per gli uomini. Eppure, nella Bibbia, appare molto evidente: la donna viene formata dalla costola dell’uomo, non creata da questo, perché esisteva già nella prima creatura sognata da Dio. È una cosa che ci ripetiamo talmente tanto spesso da risultare banale. Le cose banali, però, diventano tali perché sono vere nella loro disarmante -e a volte noiosa- ovvietà. Ciò che è banale è anche, pertanto, così evidente da sfuggire ai più: per Dio fu “cosa buona e giusta” permettere ad Adamo di riconoscersi solo davanti a Eva, specchio della sua alterità, e concedere alla donna di fare lo stesso. Se si parla di Adamo ed Eva si parla di unum (unità) e non di unus (unica persona): condividono l’essere creature di Dio nella reciproca differenza. Ma differente non è inferiore: differenza è bellezza, pluralità di carismi, coralità delle vocazioni che tendono verso lo stesso obiettivo secondo proprie particolarità. Chi ha deciso che la diversità è da condannare?

Lo scopo del webinar è stato quello di provocare, di avviare riflessioni che condurranno a processi di attualizzazione delle problematiche affinché la Chiesa resti giovane e si tenga al passo con i tempi. Consapevoli della sostanziale parità di fronte a una formale alterità, siamo chiamati a rimboccarci le maniche per costruire un mondo in cui a ciascuno siano riservate le opportunità che merita, un mondo in cui l’ideale corrisponda al reale. Un mondo in cui non ci sarà più bisogno di ritagliarci del tempo per parlare della “questione delle donne” perché non ne esisterà più alcuna.

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